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In ricordo di Sabina Magrini
Sabina Magrini aveva il dono della leggerezza. Di quella leggerezza di cui parlava Calvino, il planare sulle cose con esattezza e cortesia, senza ingombrare fra gli altri: e tanto più notevole, quanto più si pensa al delicato ruolo del dirigere, che è sempre un raccapezzarsi fra le esigenze dei singoli, i sentimenti del gruppo, il ginepraio dei regolamenti. Lei lo ha fatto sempre con lo spirito del lavorare insieme, dire ogni volta con il sorriso potrebbe sembrare retorica ma era assolutamente la realtà, rendendo stimolanti persino le difficoltà.
Arrivata a Parma per dirigere la Biblioteca Palatina, entrò subito con discrezione e intelligenza, diciamo anche con una cordialità cameratesca che convinceva e piaceva perché non aveva nulla di affettato: quando fu trasferita, alcuni anni dopo, la tristezza autentica che lasciò nel personale e negli studiosi non era certamente diversa da quella che provò lei stessa, pur potendo riavvicinarsi alla sua Firenze, e la conferma si ebbe nell’entusiasmo con cui qualche anno dopo accolse l’opportunità di tornare a contatto con la città in veste di componente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, in rappresentanza del Ministero della Cultura.
Fu lei a recarsi personalmente a Londra a prelevare le lettere di Verdi al poeta Salvadore Cammarano, appena acquistate dallo Stato Italiano, e già in questo particolare si condensa il suo senso di responsabilità personale, che andava un passo oltre la semplice concezione del servizio pubblico. In momenti come questo le parole sembrano correre più veloci delle cose, ma con Sabina Magrini procedono assolutamente insieme a lei, perché lei era proprio così come la stiamo raccontando, e come continueremo a raccontarla anche se è passata veloce fra di noi, a Parma, con il passo leggero delle persone belle.
(Giuseppe Martini)